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Non sentirsi all’altezza: Sindrome dell’Impostore

 

Molte donne di successo come Natalie Portman e Lady Gaga hanno ammesso di aver dovuto fare i conti con il fenomeno psicologico della Sindrome dell’impostore che ci fa pensare di non essere tanto bravi quanto gli altri pensano.

Oggi l’espressione “sindrome dell’impostore” viene usata piuttosto spesso e non solo dalle celebrità: le nuove generazioni la usano spesso per definire la sensazione di non sentirsi all’altezza del proprio ruolo, sia che si tratti di carriera, sia che a far paura siano le situazioni puramente sociali. Ma vogliamo davvero comunicare quando diciamo di soffrire della sindrome dell’impostore? E perché sembra che oggi tutti ne soffrano?

Dal punto di vista scientifico, la sindrome dell’impostore è stata diagnosticata per la prima volta nel 1978 da due psicologhe, Pauline Clance e Suzanne Imes. Dopo aver osservato un gruppo di donne, le ricercatrici si sono rese conto che la maggior parte di loro pensava di non meritarsi il successo ottenuto, definendo “l’esperienza interna di ipocrisia” con il termine “fenomeno dell’impostore.”

Per chi si sente un impostore, interiorizzare e accettare con orgoglio i propri successi è praticamente impossibile: queste persone minimizzano i loro risultati con frasi come ‘è stata solo questione di fortuna’ oppure ‘mi hanno aiutato molto.’ La ragione? Hanno paura che gli altri scoprano la loro presunta ipocrisia.”

E anche se il nome trasmette un’immediata serietà, la sindrome dell’impostore non è ufficialmente riconosciuta come patologia psichica o disturbo medico. Si tratta piuttosto di un dialogo interiore che fa sentire le persone non abbastanza capaci ed è un meccanismo estremamente comune: è stato stimato che circa il 70% di noi ne soffra nel corso della vita.

Il concetto di sindrome dell’impostore sembra essersi diffuso dopo il Ted Talk del 2012 di Amy Cuddy in cui la psicologa e professoressa di Harvard parla della sua esperienza personale e del modo in cui l’ha superata (anche se le sue ricerche sono state successivamente confutate). L’intervento, che ha raggiunto oltre 43 milioni di visualizzazioni, ha raggiunto un successo simile probabilmente perché gli spettatori si sono riconosciuti nelle vicissitudini di Cuddy. Negli anni successivi, altre donne famose hanno poi parlato pubblicamente delle loro esperienze, tra cui Sheryl Sandberg di Facebook e l’attrice Emma Watson, senza parlare delle centinaia di persone online.

Si teorizza che la sindrome dell’impostore sia un’esperienza che riguarda in particolare le donne ma non si tratta di un problema  legato al genere: gli uomini hanno le stesse probabilità delle donne di sentirsi inadeguati. Ma le donne tendono a interiorizzare in modo più profondo i loro errori.

Ci si può sentire impostori a prescindere dall’ambiente esterno. Anche quando siamo circondati da persone simili a noi, se continuiamo ad affidarci alle regole non scritte dell’ipocrisia, non cambierà proprio nulla. Il mio consiglio è di normalizzare la mancanza di fiducia in se stessi. Bisogna darsi il tempo di migliorare, senza fretta.